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IN CAMMINO PER… FARE NUOVE TUTTE LE COSE / 2

Fare nuove tutte le coseFare nuove tutte le cose: un impegno per ogni cristiano e che, come Azione Cattolica diocesana, inizieremo a declinare con il pomeriggio di riflessione animato dagli interventi del direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio e dell’Assessore ai Servizi Sociali del Lazio Rita Visini, senza dimenticare il contributo che ci fornirà la Caritas diocesana. Tutti insieme ci aiuteranno a declinare le sfide di questi tempi per capire in cosa consista e come spendere (per la Chiesa e il mondo) la novità cristiana.

Per questo ci piacerebbe che il convegno di sabato 22 ottobre alla chiesa di Sant’Egidio al Corso non sia un mero appuntamento associativo, ma che si apra a tutte le altre componenti ecclesiali e del territorio. Abbiamo quindi chiesto ad alcuni rappresentanti del mondo ecclesiale una serie di articoli che punteggeranno il percorso verso l’Assemblea  e porranno alla nostra attenzione alcuni temi forti. Il secondo contributo (qui trovate il primo) ce lo regala Sanzio Patacchini, presidente delle Acli della provincia di Viterbo, attirando la nostra attenzione su sfide cruciali come lavoro, economia e povertà.

L’umanesimo cristiano, antidoto alla crisi

cerco_lavoroPiù attenzione all’uomo: questo deve essere il tema e la sfida che ogni cristiano deve portare avanti nel terzo millennio per disegnare scenari nuovi.
L’uomo del mondo globalizzato è passato ad un nuovo individualismo, l’impegno politico è sottomesso al dominio dei processi economici e finanziari. L’attività politica si stempera in una serie di leggi, trattati, accordi internazionali che servono a reggere, e nello stesso tempo a nascondere, il quadro mondiale imposto dagli interessi economici, tutti tesi alla ridefinizione dell’attuale stato sociale mediante una differenziazione netta tra pochi ricchi e molti poveri.
Cosa può fare il cristiano per contrastare ciò, al di là di proclami che rimangono sulla carta? Egli è chiamato al concreto, all’impegno diretto a non nascondersi dietro un generico che posso farci?

La prima sfida è nel mondo del lavoro che non può essere governato da sole leggi di mercato o meglio da sole leggi di profitto.
Bisogna fare ogni sforzo per la tutela dei posti di lavoro, non chiaramente una tutela cieca ma una tutela economicamente accettabile; dobbiamo riconoscere il dramma dei senza lavoro, il dramma dei giovani che ti chiedono “cosa mi consiglia per il futuro?” e la risposta non può essere “non lo so”! Occorre quindi promuovere tutte le condizioni che consentano non solo il mantenimento dei livelli occupazionali, ma pure il reimpiego di coloro che hanno perso il posto – troppo vecchi per il mercato del lavoro troppo giovani per la pensione – e dare speranza ai giovani che ormai la stanno perdendo.
Un mondo del lavoro che consenta ad un giovane di “mettere su famiglia” come si diceva una volta.

Il cristiano deve far ritornare quel senso del dovere che ormai sembra perso a favore di un mondo di furbi e torna attuale una frase di Aldo Moro: “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

Ma la sfida più importante forse è la lotta alla povertà, alle nuove povertà aggiungerei: quelle povertà che non si vedono, striscianti, quelle di chi (famiglie o individui) vive in macchina perché non senza più la possibilità di pagare un affitto, persone che fanno la fila alla mensa Caritas perché con la pensione o il piccolo stipendio non riescono a far fronte nemmeno alle più urgenti necessità. Povertà che la maggior parte delle persone non vedono perché non fanno notizia se non in casi dall‘esito purtroppo tragico, ma che esistono e stanno  diventando sempre più drammatiche.

L’impegno di noi tutti deve andare verso un’economia, verso uno sviluppo che abbia come centro l’uomo, un’economia che sia “scienza morale” come diceva Keynes .
Oggi possiamo dire che forse la dottrina sociale cattolica è l’unico antidoto alla crisi economica e ai mali del capitalismo, come anche affermato da uno dei più famosi economisti della nostra epoca, Robert Skidelsky, già biografo di Keynes (ed emerito professore di Economia politica all’università di Warwick).

Il quadro delineato è quindi ricco di sfide per un nuovo umanesimo cristiano che diventi umanesimo del terzo millennio, improntato alla speranza e capace di estrarre “dal suo tesoro cose antiche e cose nuove” (Mt 13,52).

Sanzio Patacchini

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