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“Vino nuovo in otri nuovi” – Campo Adulti Diocesano

di FABRIZIO CRISTOFANILLI– Dal 18 al 20 settembre 2026, la cornice di Casa Divin Maestro ad Ariccia ha ospitato il Campo Adulti Diocesano dell’Azione Cattolica di Viterbo .

Una tre giorni intensa di preghiera, fraternità e laboratorio spirituale guidata dall’icona evangelica dell’anno:

“Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi… ma vino nuovo in otri nuovi!” (Mc 2,22) .

L’incontro ha rappresentato un fondamentale momento di avvio del cammino associativo per l’anno pastorale, chiamando i partecipanti a riscoprirsi “piloti” dei propri gruppi parrocchiali per trasmettere quanto vissuto .

La testimonianza di Giovanni Bachelet: la forza dell’essenziale e della democrazia

Il campo si è aperto venerdì sera con la toccante testimonianza di Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet (Giurista e politico italiano, docente universitario, fu dirigente dell’Azione Cattolica ed esponente democristiano, nonché vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, assassinato nel 1980 dalle Brigate Rosse in un agguato all’Università “La Sapienza” di Roma).

Ripercorrendo la memoria familiare e l’eredità del padre, Giovanni ha offerto spunti di profonda riflessione sulla capacità di lasciarsi plasmare da Dio, riconoscendo che

“il vasaio è Dio e noi siamo l’argilla”.

Ha ricordato il rigore personale del padre unito alla grande apertura culturale, al senso dell’umorismo e alla capacità di cercare sempre i germi del bene in ogni persona e in ogni tempo.

Un passaggio centrale è stato dedicato allo stile democratico e conciliare dell’Azione Cattolica, capace di gestire le diversità mantenendo l’unità nella carità. Giovanni Bachelet ha anche rievocato la risposta cristiana e civile della famiglia dopo l’assassinio del padre da parte delle Brigate Rosse: una testimonianza di perdono, rifiuto della vendetta e fiducia nelle istituzioni democratiche che costituisce ancora oggi un riferimento profetico per la Chiesa e la società .

Un percorso tra quattro parole chiave: Flessibilità, Duttilità, Plasticità e Permeabilità

Venerdì nel dopo cena con Isabella e Cristina si è parlato di “Flessibilità“, definita come la capacità di lasciarsi riconciliare superando le rigidità interiori e relazionali:

“è il contenitore che si adatta al contenuto”.

Questa dimensione è stata approfondita attraverso stimoli artistici e culturali: la visione di un cortometraggio diretto dalla regista Sarah Rozik dal titolo The Other Pair (L’altro paio), del quadro La Danse di Matisse, la lettura del testo di S. Paolo dalla II Lettera ai Corinzi, della foto spaziale Pale Blue Dot, ha suscitato in ultimo, la necessità di saper mutare lo sguardo per vedere così come ci guarda il Padre e riconoscere che l’umorismo è una vera virtù spirituale che dona leggerezza e libertà .

La giornata di sabato è iniziata con la visita al Borgo Laudato Si’ a Castel Gandolfo , per poi proseguire con il lavoro sulle quattro parole guida del testo adulti.

Spazio alla condivisione nel pomeriggio con il nostro laboratorio! Abbiamo esplorato insieme il significato di duttilità calandolo in tre dimensioni fondamentali: famiglia, società e comunità (con il richiamo alla figura di David Sassoli) e alla comunità parrocchiale . Per farlo, ci siamo alternati in tre gruppi di lavoro, fissando poi su carta i pensieri, le frasi e le parole chiave più importanti nate dal dialogo.

Tra le sfide emerse: la necessità di creare reti di solidarietà, custodire l’ascolto reciproco e costruire luoghi di autentica fraternità e pace .

Infine spazio alla creatività con il laboratorio introdotto da Anna, con la costruzione collaborativa di strutture e “casette” di cartone per raffigurare la città e il montaggio di una piccola “tenda”, il tutto legato alla parola “Duttilità“, intesa come “l’arte di farsi argilla” negli ambienti di vita quotidiana.

Prima e dopo cena si è parlato di “potere” passando dalla duttilità alla “Plasticità“. Durante le riflessioni, ci si è interrogati sull’esercizio del potere, stimolando un esame di coscienza su come ciascuno possa viverlo come servizio evangelico, per terminare con una suggestiva “Adorazione Eucaristica” utilizzando come altare la tenda sullo sfondo delle nostre casette sulle quali erano stati attaccati i foglietti delle riflessioni di gruppo.

Domenica, giornata conclusiva incentrata sulla parola “Permeabilità“: un invito a lasciarsi attraversare dalla Grazia e a porsi in ascolto delle realtà del mondo.. Abbiamo ascoltato la testimonianza dolorosa di un bambino in un contesto di guerra e conosciuto l’esperienza creativa del podcast Vitamina AC della Diocesi di Padova. La riflessione si è mossa a partire dal brano evangelico di Marco (Mc 16,15-20), ricordando la chiamata a proclamare il Vangelo parlando “lingue nuove” e cercando l’ascolto negli ambienti quotidiani.

Generare segni di speranza nelle comunità parrocchiali

In seguito, l’attenzione si è concentrata su come narrare la “VITA BELLA” dell’Azione Cattolica e generare segni concreti di fede e speranza nelle proprie parrocchie . È emersa con forza la centralità della Parola di Dio nella formazione degli adulti, insieme alla consapevolezza che l’Azione Cattolica è chiamata a essere lievito di umanità e di crescita spirituale per l’intera comunità diocesana.

Nel corso della celebrazione liturgica, don Mariano, ha voluto sottolineare il valore e la specificità dei ministeri del diacono e del ministro straordinario dell’Eucaristia. Richiamando le parole chiave del campo diocesano, “plasticità e duttilità”, e in perfetta linea con l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II, il sacerdote ha coinvolto direttamente entrambe le figure: Renzo nella proclamazione del Vangelo e Gianni nella distribuzione della comunione, offrendo un esempio concreto di sinodalità, partecipazione attiva e servizio condiviso.

Il campo si è concluso nel pomeriggio di domenica con e il mandato di riportare nelle parrocchie di Viterbo l’entusiasmo e le idee nate durante questi giorni intensi ad Ariccia.

«Vino nuovo in otri nuovi» – Tre giorni di spiritualità a Loreto

di ISABELLA ZELONI – Anche quest’anno ho avuto la grazia di partecipare,insieme a Renzo, agli Esercizi spirituali per laici e assistenti di Azione Cattolica che si sono tenuti dal 27 al 30 agosto 2026 a Loreto, presso l’Istituto Salesiano Madonna di Loreto. Gli Esercizi sono stati predicati da S.E. Mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Sono stati tre giorni intensi, vissuti sotto la materna protezione della Madonna di Loreto, che hanno rappresentato una tappa importante del nostro percorso spirituale, in accordo con il cammino dell’anno di tutta l’Azione Cattolica. Il tema infatti è quello che ci accompagnerà per il prossimo anno associativo, sia personalmente, sia come gruppi di A.C.: la novità perenne della vita cristiana, che non è passeggera, ma fondata sul Signore Gesù e sulla sua Parola. Il testo evangelico di Marco ( 2,18-22) ci invita a “rileggere la realtà che abitiamo e la vita che viviamo, intuendo al loro interno quella fecondità nascosta che fa nascere cose nuove”. È quanto ci suggerisce, nella presentazione, il sussidio per il percorso formativo dei gruppi adulti 2026/27 “DI PAROLA”. Questo per noi di AC sarà anche l’anno del rinnovo delle cariche associative: un rinnovamento nella continuità di una associazione che sta per festeggiare i suoi 160 anni di vita.

Agli Esercizi hanno partecipato, oltre a Mons, Giuliodori, quattro Assistenti e cinquanta amici provenienti da quasi tutte le regioni d’Italia, dalla Sicilia al Trentino… ed è stato bello scambiare idee ed esperienze, grazie anche alla presenza di persone di tutte le età, dai bambini, ai giovani, agli adulti e ai nonni (come noi), perché l’AC è una grande famiglia in cui tutti i carismi sono condivisi e valorizzati. Un grande grazie al Signore che ci ha fatto questo dono, a Mons. Claudio che ci ha offerto tanti stimoli e suggerimenti da meditare nel corso dell’anno, agli infaticabili organizzatori del centro nazionale che lo hanno reso possibile concretamente e in modo perfetto. Vorrei concludere con l’invito che Papa Leone XIV ci ha suggerito nella sua Enciclica Magnifica Humanitas, quello di custodire l’umano soprattutto nell’epoca dell’intelligenza artificiale, per poter “abitare il cambiamento d’epoca alla luce del Vangelo”.

La gioia di un incontro

di ISABELLA ZELONI–Sabato 11 luglio, nonostante la giornata non proprio fresca ( si fa per dire!) abbiamo avuto la gioia di accogliere e accompagnare un folto gruppo di soci di AC della diocesi di Nola. La bella sorpresa è stata vedere molti bambini e giovani insieme agli adulti: questa è una bella testimonianza

dell’ “essere famiglia” di AC. Ben 106 partecipanti hanno vissuto infatti un campo itinerante dal titolo “L’arte di narrarsi- tessitori di vita”.

Insieme all’Assistente del settore Adulti, Don Aniello Verdicchio, al Presidente diocesano Enzo Formisano, al Diacono Italo Prisco, ai responsabili Adulti Carmine Martiello e Mariarosa Scognamiglio e a tutto il gruppo dei soci abbiamo condiviso la visita al Monastero e alla Casa di S.Rosa.

Cominciando il nostro percorso dalla Chiesa di San Sisto, con il saluto della Presidente Anna Antognini e le informazioni di Giancarlo Bruti, abbiamo poi proseguito lungo Via Saffi e il Corso fino all’arrivo al Santuario, purtroppo ancora non visitabile.

Un sentito grazie a Suor Francesca e ai volontari che hanno accolto i visitatori e fornito le spiegazioni circa i luoghi visitati, a Gianni Valenti e a Giancarlo, nonché alla nostra Presidente, che si sono impegnati nell’accoglienza.

Alle 13,00 tutti a pranzo, stanchi ma contenti della bella mattinata.

Sentirsi parte della grande Famiglia di AC è sempre un dono. Speriamo anche noi di poter ricambiare la visita, magari in una giornata con una temperatura più “umana”!

Un Pomeriggio alla Scoperta delle Nostre Sante

Introduzione e Atmosfera del Convegno

di FABRIZIO CRISTOFANILLI– Non è stato un semplice convegno, ma un viaggio a ritroso nel cuore pulsante della nostra Tuscia, un’esplorazione vibrante condotta in un clima di partecipazione che andava ben oltre il protocollo istituzionale. In una sala gremita di volti attenti, l’incontro è stato sapientemente guidato dalla moderatrice Cristina Durastanti (Vice presidente AC Viterbo), che ci ha accompagnato nella scoperta di tre sante “rivoluzionarie” per la loro epoca, tre donne che, nel loro tempo, hanno osato sfidare il mondo.

Il pomeriggio si è aperto con il saluto caloroso di Anna Antognini, Presidente dell’Azione Cattolica di Viterbo, la quale ha voluto esprimere una profonda gratitudine al Vescovo, S.E. Mons. Francesco Piazza, per aver creduto fin da subito in questo progetto volto a riscoprire la freschezza profetica della nostra santità locale.

L’Azione Cattolica e la Visione di Anna Antognini

L’intervento di Anna Antognini ha saputo riallacciare i fili tra la storia e il presente. Ricordando le radici profonde dell’Azione Cattolica viterbese, nata per mano di Mario Fani — nobile ispirato proprio dalla figura della nostra compatrona Santa Rosa — la Presidente ha evidenziato come l’associazione debba essere, oggi come allora, un luogo di “catechesi esperienziale”.

Per rispondere alle sfide di un tempo che cambia, Anna Antognini ha proposto una traduzione moderna e coraggiosa dello storico motto associativo:

  • Preghiera → La cura della spiritualità, intesa come respiro personale e comunitario.
  • Azione → Una formazione costante, un cammino annuale che non si ferma mai.
  • Sacrificio → La missione vissuta nella quotidianità, portando la luce del Vangelo tra le pieghe della vita ordinaria.

La scelta di questa data, così vicina all’8 marzo, non è stata casuale: l’obiettivo era celebrare una femminilità “fuori dall’ordinario”. In secoli in cui le donne erano costrette nel bivio rigido tra il matrimonio e il convento, Lucia, Giacinta e Rosa sono state “rivoluzionarie” proprio perché hanno rotto questi schemi, diventando maestre e madri di una società nuova.

Santa Lucia Filippini: L’Educazione come Liberazione

La figura di Santa Lucia Filippini è emersa attraverso il racconto di Paola Sacco (Presidente AC Montefiascone), che ha prestato la voce alla relazione di Sr. Maria Pia Mezzabarba.

Scheda Biografica: Nata a Cornetto (Tarquinia) nel 1672 e rimasta presto orfana, Lucia trovò nel 1688 il sostegno del Cardinale Barbarigo e di Rosa Venerini. Dedicò ogni energia alla scuola gratuita per fanciulle, morendo a Montefiascone nel 1732.

La rivoluzione di Lucia fu sociale prima ancora che pedagogica. Ella comprese che insegnare a leggere alle poverelle era un atto pericoloso per lo status quo, ma necessario per la loro dignità. Il suo carisma si riassume in:

  • Il “Cantiere mai chiuso”: Una scuola dinamica, capace di adattarsi ai tempi.
  • Il Metodo: Un equilibrio perfetto tra “fermezza, prevenzione e amorevolezza”.
  • L’Elevazione della Persona: Attraverso le scuole-laboratorio e l’uso dei telai, Lucia non offriva solo istruzione, ma gli strumenti per la liberazione dal bisogno economico.

Il legame con il cuore della cristianità è scolpito nel marmo: nella Basilica di San Pietro, la sua statua la ritrae con il crocifisso in mano mentre accarezza una bambina inginocchiata con un libro. È la “maestra santa” che ancora oggi cammina per le strade della nostra diocesi.

Santa Giacinta Marescotti: Dalla Nobiltà alla Carità Operosa

Sr. Antonia Cerullo ci ha guidati nella metamorfosi di Santa Giacinta Marescotti. Nata nel 1585 a Vignanello, la sua giovinezza fu segnata da una vanità aristocratica che oggi definiremmo capricciosa. Celebri le sue richieste alla madre:

“La prego ancor voglia mandarmi più in fiata rigata… dei fogli non ordinari, ma di quella più grande che si trovi” e ancora “le pianelle… profumate de poca spesa… inargentate”.

Ma la malattia fu la crepa da cui entrò la grazia. Dopo la conversione, Giacinta trasformò la sua “clausura in una porta aperta sul mondo”. Insieme al laico Francesco Pacini, fondò la congregazione dei “Sacconi” (Oblati di Maria Vergine), mobilitando il laicato viterbese per assistere malati e anziani.

La sua morte, nel 1740, scatenò una reazione viscerale nel popolo di Viterbo: una folla immensa cercò di conservare frammenti dei suoi abiti e dei suoi capelli, riconoscendo in lei non più la nobile, ma la madre dei poveri.

Santa Rosa Venerini: La Profezia della Scuola per Tutte

La modernità folgorante di Santa Rosa Venerini è stata illustrata da Sr. Eliana Massimi. Rosa fu la “prima donna” a istituire in Italia una scuola pubblica popolare femminile (1685), sfidando apertamente la cultura dell’ignoranza. Il suo spirito di indipendenza fu tale che persino Papa Clemente XI, visitando le sue aule, ammise:

“Voi fate quello che noi non possiamo fare”.

Rosa ha insegnato alle donne che esisteva una terza via oltre al matrimonio e al chiostro: l’impegno apostolico nel mondo. Una rivoluzione che continua oggi in prima linea: le sue figlie spirituali operano nel quartiere Brancaccio di Palermo, collaborando con il Centro Padre Nostro fondato dal Beato Padre Pino Puglisi (3P). Lì, tra i palazzi segnati dalla mafia, il carisma di Rosa combatte ancora “l’ignoranza, che è la peggiore delle schiavitù”.

L’Intervento Conclusivo del Vescovo Mons. Francesco Piazza

A concludere il pomeriggio è stato il Vescovo, Mons. Francesco Piazza, con una sintesi teologica di straordinario impatto pastorale. Il suo è stato un invito a non trattare i santi come pezzi da museo.

I messaggi centrali del Vescovo possono essere racchiusi in tre pilastri:

  1. La Santità come Avanguardia: I santi non sono dietro di noi, ma davanti. Sono profeti che vedono la luce quando tutto è ancora buio.
  2. Affrontare le Difficoltà: La santità non è comodità. Essa emerge proprio nella capacità di abitare le crisi e le sofferenze, trasformandole in energia vitale.
  3. Carisma Vivo, non Ricontestualizzato: Il carisma non è un “vecchio blocco” da spostare a fatica nel presente. È una luce che deve “emergere” oggi per rispondere agli stessi bisogni eterni: educazione, povertà, senso della vita.

Il Vescovo ha poi consegnato all’Azione Cattolica un’immagine potente come sigillo dell’incontro:

“Noi abbiamo una lampada che arde, ma spesso ci mettiamo sopra qualcosa che la vela. Il nostro compito è togliere il velo che copre la luce”.

Conclusione e Messaggio all’Associazione

Siamo usciti da questo incontro consapevoli che la rivoluzione di Lucia, Giacinta e Rosa non è finita. Esse ci hanno insegnato cosa significhi essere “divinamente umani”: non hanno cercato il potere, ma hanno avuto l’intelligenza e la passione di abitare la realtà fino in fondo.

A tutti i soci dell’Azione Cattolica di Viterbo, l’invito è chiaro: guardiamo a queste donne come ai nostri modelli di “mordente” evangelico. Siano loro a guidare il nostro cammino futuro, spingendoci a essere coraggiosi nel servizio e luminosi nella carità.

Sempre in cammino, con passione e audacia.

Un saluto fraterno a tutti.

Campo diocesano AC 2025

di FABRIZIO CRISTOFANILLI– Dal 26 al 28 settembre, si è tenuto il Campo Adulti 2025 presso il Santuario dell’ Amore Misericordioso a Collevalenza (PG).

Sono stati tre giorni intensi di attività e momenti di preghiera e condivisione, in cui si è tentato di riscoprire la bellezza delle piccole cose nell’ ordinario, leggere il senso di incompiutezza in modo positivo, avendo come punto di partenza il “mettere a fuoco”,  per poter vedere le cose dalla giusta prospettiva con lo scopo di ottenere un immagine nitida.

Le attività proposte, sono state utili per prendere gradualmente le distanze dalla nostra vita, proprio come sul Tabor, guardando da lontano, attraverso gli occhi di Gesù, mostrandoci una visuale  più chiara. Non sono mancati momenti di fraternità e scoperta di nuove e vecchie amicizie.

Sabato mattina, dopo le attività, S. Messa comunitaria nel Santuario e pomeriggio dedicato ad un gradito tour nella bellissima città di Todi, con la visita della chiese di Santa Maria dell’Annunziata, dell’Annunziatina,  San Fortunato, e Santa Maria della Consolazione. Abbiamo avuto anche la possibilità di ascoltare la testimonianza del sig. Pietro Iacopini, che con gioia ci ha raccontato la sua esperienza vissuta per anni vicino a Madre Speranza.

Domenica il Nostro Vescovo Orazio Francesco Piazza, ci ha dedicato l’ intera mattina, riuscendo a celebrare con noi la S. Messa in una delle cappelle interne alla casa del pellegrino. Il Vescovo al suo arrivo, ha tenuto una riflessione concentrandosi sul “ Metodo Tabor”,  inteso non come soluzione ai problemi, ma come un modo per entrare nella realtà della vita complessa e difficile con un atteggiamento rinnovato.

Il Vescovo ha sottolineato come la vera resilienza non consiste nel fuggire dalle avversità, ma nel subire una conversione interiore che permette di affrontare la sofferenza e le difficoltà come quelle vissute da Gesù attraverso l’incontro con Dio Padre. Questo incontro, simboleggiato dal Tabor, dissolve le preoccupazioni e l’ansia, portando all’azione determinata che non è guidata dall’efficienza, ma dalla certezza di una presenza divina, come si manifesta pienamente nell’esempio del Getsemani, dove l’accettazione del “calice” rappresenta l’amore che trasforma la sofferenza. In sintesi, il Vescovo ci ha esortato  a vivere la realtà con occhi convertiti e a trovare nella croce non la sconfitta, ma la massima glorificazione e il vero significato della vita.

Dopo il pranzo e la ripartenza di sua Eccellenza, abbiamo terminato il nostro campo con alcune attività che erano state procrastinate per un cambio improvviso dei programmi, congedandoci non prima di aver fatto un giro di condivisione delle esperienze vissute in questi tre giorni, tornando ognuno alle propria vita di tutti i giorni e dandoci appuntamento al prossimo incontro!