Introduzione e Atmosfera del Convegno
di FABRIZIO CRISTOFANILLI– Non è stato un semplice convegno, ma un viaggio a ritroso nel cuore pulsante della nostra Tuscia, un’esplorazione vibrante condotta in un clima di partecipazione che andava ben oltre il protocollo istituzionale. In una sala gremita di volti attenti, l’incontro è stato sapientemente guidato dalla moderatrice Cristina Durastanti (Vice presidente AC Viterbo), che ci ha accompagnato nella scoperta di tre sante “rivoluzionarie” per la loro epoca, tre donne che, nel loro tempo, hanno osato sfidare il mondo.
Il pomeriggio si è aperto con il saluto caloroso di Anna Antognini, Presidente dell’Azione Cattolica di Viterbo, la quale ha voluto esprimere una profonda gratitudine al Vescovo, S.E. Mons. Francesco Piazza, per aver creduto fin da subito in questo progetto volto a riscoprire la freschezza profetica della nostra santità locale.
L’Azione Cattolica e la Visione di Anna Antognini
L’intervento di Anna Antognini ha saputo riallacciare i fili tra la storia e il presente. Ricordando le radici profonde dell’Azione Cattolica viterbese, nata per mano di Mario Fani — nobile ispirato proprio dalla figura della nostra compatrona Santa Rosa — la Presidente ha evidenziato come l’associazione debba essere, oggi come allora, un luogo di “catechesi esperienziale”.
Per rispondere alle sfide di un tempo che cambia, Anna Antognini ha proposto una traduzione moderna e coraggiosa dello storico motto associativo:
- Preghiera → La cura della spiritualità, intesa come respiro personale e comunitario.
- Azione → Una formazione costante, un cammino annuale che non si ferma mai.
- Sacrificio → La missione vissuta nella quotidianità, portando la luce del Vangelo tra le pieghe della vita ordinaria.
La scelta di questa data, così vicina all’8 marzo, non è stata casuale: l’obiettivo era celebrare una femminilità “fuori dall’ordinario”. In secoli in cui le donne erano costrette nel bivio rigido tra il matrimonio e il convento, Lucia, Giacinta e Rosa sono state “rivoluzionarie” proprio perché hanno rotto questi schemi, diventando maestre e madri di una società nuova.
Santa Lucia Filippini: L’Educazione come Liberazione
La figura di Santa Lucia Filippini è emersa attraverso il racconto di Paola Sacco (Presidente AC Montefiascone), che ha prestato la voce alla relazione di Sr. Maria Pia Mezzabarba.
Scheda Biografica: Nata a Cornetto (Tarquinia) nel 1672 e rimasta presto orfana, Lucia trovò nel 1688 il sostegno del Cardinale Barbarigo e di Rosa Venerini. Dedicò ogni energia alla scuola gratuita per fanciulle, morendo a Montefiascone nel 1732.
La rivoluzione di Lucia fu sociale prima ancora che pedagogica. Ella comprese che insegnare a leggere alle poverelle era un atto pericoloso per lo status quo, ma necessario per la loro dignità. Il suo carisma si riassume in:
- Il “Cantiere mai chiuso”: Una scuola dinamica, capace di adattarsi ai tempi.
- Il Metodo: Un equilibrio perfetto tra “fermezza, prevenzione e amorevolezza”.
- L’Elevazione della Persona: Attraverso le scuole-laboratorio e l’uso dei telai, Lucia non offriva solo istruzione, ma gli strumenti per la liberazione dal bisogno economico.
Il legame con il cuore della cristianità è scolpito nel marmo: nella Basilica di San Pietro, la sua statua la ritrae con il crocifisso in mano mentre accarezza una bambina inginocchiata con un libro. È la “maestra santa” che ancora oggi cammina per le strade della nostra diocesi.
Santa Giacinta Marescotti: Dalla Nobiltà alla Carità Operosa
Sr. Antonia Cerullo ci ha guidati nella metamorfosi di Santa Giacinta Marescotti. Nata nel 1585 a Vignanello, la sua giovinezza fu segnata da una vanità aristocratica che oggi definiremmo capricciosa. Celebri le sue richieste alla madre:
“La prego ancor voglia mandarmi più in fiata rigata… dei fogli non ordinari, ma di quella più grande che si trovi” e ancora “le pianelle… profumate de poca spesa… inargentate”.
Ma la malattia fu la crepa da cui entrò la grazia. Dopo la conversione, Giacinta trasformò la sua “clausura in una porta aperta sul mondo”. Insieme al laico Francesco Pacini, fondò la congregazione dei “Sacconi” (Oblati di Maria Vergine), mobilitando il laicato viterbese per assistere malati e anziani.
La sua morte, nel 1740, scatenò una reazione viscerale nel popolo di Viterbo: una folla immensa cercò di conservare frammenti dei suoi abiti e dei suoi capelli, riconoscendo in lei non più la nobile, ma la madre dei poveri.
Santa Rosa Venerini: La Profezia della Scuola per Tutte
La modernità folgorante di Santa Rosa Venerini è stata illustrata da Sr. Eliana Massimi. Rosa fu la “prima donna” a istituire in Italia una scuola pubblica popolare femminile (1685), sfidando apertamente la cultura dell’ignoranza. Il suo spirito di indipendenza fu tale che persino Papa Clemente XI, visitando le sue aule, ammise:
“Voi fate quello che noi non possiamo fare”.
Rosa ha insegnato alle donne che esisteva una terza via oltre al matrimonio e al chiostro: l’impegno apostolico nel mondo. Una rivoluzione che continua oggi in prima linea: le sue figlie spirituali operano nel quartiere Brancaccio di Palermo, collaborando con il Centro Padre Nostro fondato dal Beato Padre Pino Puglisi (3P). Lì, tra i palazzi segnati dalla mafia, il carisma di Rosa combatte ancora “l’ignoranza, che è la peggiore delle schiavitù”.
L’Intervento Conclusivo del Vescovo Mons. Francesco Piazza
A concludere il pomeriggio è stato il Vescovo, Mons. Francesco Piazza, con una sintesi teologica di straordinario impatto pastorale. Il suo è stato un invito a non trattare i santi come pezzi da museo.
I messaggi centrali del Vescovo possono essere racchiusi in tre pilastri:
- La Santità come Avanguardia: I santi non sono dietro di noi, ma davanti. Sono profeti che vedono la luce quando tutto è ancora buio.
- Affrontare le Difficoltà: La santità non è comodità. Essa emerge proprio nella capacità di abitare le crisi e le sofferenze, trasformandole in energia vitale.
- Carisma Vivo, non Ricontestualizzato: Il carisma non è un “vecchio blocco” da spostare a fatica nel presente. È una luce che deve “emergere” oggi per rispondere agli stessi bisogni eterni: educazione, povertà, senso della vita.
Il Vescovo ha poi consegnato all’Azione Cattolica un’immagine potente come sigillo dell’incontro:
“Noi abbiamo una lampada che arde, ma spesso ci mettiamo sopra qualcosa che la vela. Il nostro compito è togliere il velo che copre la luce”.
Conclusione e Messaggio all’Associazione
Siamo usciti da questo incontro consapevoli che la rivoluzione di Lucia, Giacinta e Rosa non è finita. Esse ci hanno insegnato cosa significhi essere “divinamente umani”: non hanno cercato il potere, ma hanno avuto l’intelligenza e la passione di abitare la realtà fino in fondo.
A tutti i soci dell’Azione Cattolica di Viterbo, l’invito è chiaro: guardiamo a queste donne come ai nostri modelli di “mordente” evangelico. Siano loro a guidare il nostro cammino futuro, spingendoci a essere coraggiosi nel servizio e luminosi nella carità.
Sempre in cammino, con passione e audacia.
Un saluto fraterno a tutti.







































